 Iniziative a confronto - 1
In questa prima parte si riflette sul significato che possa avere l'insegnamento del canto del maggio drammatico a bambini. Sono ormai diversi i tentativi fatti in varie scuole. Qui si riportano le esperienze della Garfagnana (Lucca)
Quando si parla di conservare, tutelare o far rivivere la tradizione si approda alla scuola, che bene o male è una delle poche istituzioni in grado di dare una minima continuità alle iniziative, ha un buon pubblico fedele, gli utenti sono ancora giovani, facili da entusiasmare, e c’è la speranza di lasciare una traccia nel futuro.
Credo che una scuola del maggio sia importante, non soltanto per la continuità o meno che potrà dare alla tradizione del maggio, ma proprio come attività educativa in sé e per sé. Si mettono in moto diversi apprendimenti, legati agli esercizi che vengono obbligati e alla situazione nella quale ci si trova.
Provo a schematizzare le attività educative e didattiche più importanti interessate:
- L’esercizio della musicalità, del ritmo, dell’intonazione della voce, è fondamentale visto che si tratta di teatro cantato.
- L’esercizio della memoria, nonostante la presenza costante e obbligatoria, per tradizione, del suggeritore qui detto “campione”, c’è ed è importante.
- La capacità di trasformazioni linguistiche e lessicali per passare da quel linguaggio aulico e talora anche un po’ approssimativo, al linguaggio comune va esercitata costantemente.
- Il rapporto con la tradizione del territorio avviene in modo generalmente positivo: si è protagonisti, si è coccolati e incoraggiati dalle insegnanti e dalla maggior parte dei genitori. Si hanno buoni successi in pubblico ed applausi abbondanti.
- S’imparano nozioni di storia (spesso) e si conoscono personaggi del passato.
- Si lavora in gruppo con ruoli definiti e un obiettivo comune, per il quale sono necessari tutti i bambini, pur con competenze e attitudini diverse. Si coinvolgono anche le famiglie, associazioni dedicate alle tradizioni, gruppi paesani. Avviene un incontro con persone non legate alla scuola, che nell’attività specifica hanno saperi riconosciuti e apprezzati.
- Ma soprattutto si lavora con un tempo diverso dal solito. Il maggio è lento, lento il canto, lento il gesto o il movimento, lento quindi il succedersi delle azioni. Il nostro tempo è invece incredibilmente veloce, esattamente il contrario forse di quello che servirebbe ad un bambino per costruire le proprie strutture mentali, quelle che poi gli permetteranno di correre come tutti. Il canto del maggio obbliga a rallentare, a lasciarsi cullare da quella melodia antica sempre uguale a se stessa, che a poco a poco entra dentro in profondità, e col canto entrano le parole, e con le parole le frasi, e con le frasi le storie, i sentimenti, le idee e le strutture. Nella scuola c’è bisogno di rallentare, di non correre più: dobbiamo ridare a ciascun bambino il suo ritmo.
E il canto del maggio può servire.
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